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Domenica 30 settembre

. Domenica 30 settembre 2007

San Giovanni Valdarno – ore 14
Il nostro cantiere democratico: incontro nazionale dei candidati della lista “con Rosy Bindi democratici, davvero”.

. Domenica 30 settembre 2007

Domenica 30 alle ore 10.30 a Palocco nella sezione del Partito che non c’è fino al 14 ottobre, abbiamo aggiornato la discussione iniziata la domenica precedente che aveva per odg: NUOVE FORME DI PARTECIPAZIONE E PARTITO DEMOCRATICO.
La precedente vivace riunione non ha permesso a tutti di intervenire e la vivacità non è stata pari all’approfondimento premessa di comune condivisione. Contributi venuti dalla sinistra giovanile e da cittadini presenti ed interessati all’argomento ci hanno spinto a dare un seguito alla riunione.
dove: Roma (Casal Palocco), via Aristo di Ascalona 10
(immagine citata da: Idenews)

Liste “con Rosy Bindi Democratici, Davvero”

Collegio 16 – Circoscrizione Lazio 1 / Ostia Lido – Castelfusano – Infernetto – Casalpalocco:
Claudio Croci, Pisa 21/9/1948
Milena Casadei, Bologna 6/8/1948
Carlo Testa, Roma 11/8/1957
Rosa Cavadi, Catania 17/8/1941

Collegio 17 – Circoscrizione Lazio 1 / Acilia – Dragona – Axa – Fiumicino – Trullo – Braccianese:
Isabella Bibolotti, Saluzzo (Cn) 10/6/1940
Ennio Aschettino, Sarno (Sa) 3/11/1948
Lara Olga Scarsella, Kitwe (Zambia) 31/8/1967
Pasqualino Demitri, Agrigento 19/5/1976
Alessia Di Cesare, Roma 9/5/1974
Alessandro Arena, 23/8/1953

 

Collegio 16 – Circoscrizione Lazio 1 / Ostia Lido – Castelfusano – Infernetto – Casalpalocco:
Claudio Croci, Pisa 21/9/1948
Milena Casadei, Bologna 6/8/1948
Carlo Testa, Roma 11/8/1957
Rosa Cavadi, Catania 17/8/1941
Mario Aversa, Napoli 11/7/1950
Maria Di Falco, Roma 17/2/1953
Marco Santoro, Roma 23/8/1982
Leonilde Improta, Sarno (Sa) 15/8/1957

Collegio 17 – Circoscrizione Lazio 1 / Acilia – Dragona – Axa – Fiumicino – Trullo – Braccianese:
Isabella Bibolotti, Saluzzo (Cn) 10/6/1940
Ennio Aschettino, Sarno (Sa) 3/11/1948
Alessia Di Cesare, Roma 9/5/1974
Pasqualino Demitri, Agrigento 19/5/1976

Lara Olga Scarsella, Kitwe (Zambia) 31/8/1967
Alessandro Arena, 23/8/1953
Francesca Finotto, Roma 15/8/1972
Mauro Quondamcarlo, Roma 18/10/1959

Cara Lara…

di Rosa Cavadi

Cara Lara, 
Non posso non essere d’accordo con te sul fatto che la società italiana sia rimasta ancora feudale nella mentalità e nel costume, malgrado l’unificazione politica (quella che faceva dire a D’Azeglio che era stata fatta l’Italia , ma non gli italiani) e la retorica nazionalistica del regime fascista.
Non sono mancati gli sforzi della cultura.
Penso, specilmente al cinema, al Neorealismo, alla commedia all’ italiana, ai film di denunzia di Petri, Rosi, Montaldo e tanti altri…penso all’azione magistrale dei padri della costituzione italiana, una delle migliori del mondo in fatto dii difesa dei diritti dei cittadini….penso allo difficoltà di diffondere una lingua comune…alla scuola di massa….
Ma come giustamente adombri nel tuo discorso, il tessuto sociale italiano è rimasto impermeabile a queste sollecitazioni culturali, mantenendo intatto il sistema dei rapporti di fedeltà personale, di scambi di favore, di corporativismo etc. etc…tutti aspetti che limitano la sovranità del popolo e quella dello Stato , ma, ancor peggio, diventano terreni di coltura per tutte le società che per fini dolosi, surrettiziamente, allo Stato si sostituiscono, come la mafia , la camorra, la ‘ndragheta……
Che ce lo diciamo a fare? Vogliamo trovare a tutti i costi un motivo al difficile o mancato esercizio della democrazia?
Certo se a scuola si studiasse meno fascismo e più Risorgimento, forse si capirebbero meglio le ragioni della mancanza di senso civico, di rispetto dello Stato,di sfiducia nelle istituzioni degli italiani…….i motivi ci sono!
Ma forse la democrazia, oltre che studiarla, bisognerebbe, soprattutto, cercare di applicarla…di sperimentarla…..di scoprirla, magari “solo vivendo”. Forse?!
Io, nel mio piccolissimo, ho pensato di farlo scegliendo di appoggiare la lista della Rosy Bindi alle primarie per la costituzione del PD.
Cercherò di spiegare perchè l’ho fatto.
Quando Veltroni ha deciso di candidarsi alle primarie,certo lo ricorderete, è apparso subito come l’uomo della provvidenza, il salvatore della patria,l’antiberlusconiano per eccellenza che fora il video e fa impennare i sondaggi.
La sua fortissima candidatura ( che , fra l’altro avrebbe tolto le castagne dal fuoco ai DS impelagati nella “querelle”delle intercettazioni sul caso UNIPOL), seguita da un discorso intenso,rassicurante, ecumenico e solenne, da vero capo di Stato, più che da aspirante a segretario di un partito, spiazzò tutti i possibili avversari, almeno nel suo partito e, nei giorni successivi alla sua prolusione per l’investitura al PD, nessuno osò presentare la sua candidatura!
E’ quasi inutile aggiungere che la candidatura di Veltroni si era trasformata in candidatura unica che di fatto riduceva le primarie ad un rito inutile che sarebbe servito a formalizzare l’incoronazione di un leader già scelto, in barba alla dialettica democratica.
Quando Rosy Bindi, dimostrando coraggio e gran senso di responsabilità, decise di candidarsi, pensai che il pericolo dell’elezione plebiscitaria di Veltroni fosse scongiurato.
Ne fui contenta per le primarie del partito nascente,che, attraverso la candidatura della Bindi, potevano mantenere caratteristiche democratiche, e decisi che il tutto andava certificato da un voto a suo favore .
Questo il primo motivo che mi ha spinta ad una decisione che molti avranno giudicato apostasia, ma che per me è nata da profondo convincimento!
I motivi successivi, tuttavia, non sono meno importanti.
Intanto si trattava e sottolineo si trattava, di una candidatura femminile!
Votare per una donna è sicuramente uno dei punti più qualificanti del partito nuovo che assegna alle donne il 50% . Rispettare questo principio, votando una donna, mi sembrava e mi sembra una garanzia per un nuovo modo di fare politica.
Della Bindi, inoltre,mi rassicurava e mi rassicura, l’impegno sociale dimostrato , la serietà, l’onestà (è triste dovere sottolineare questo aspetto) , e la grande umanità….
C’è, però, un’ altra cosa importante che mi preme sottolineare per fare emergere i meriti di questa candidata.
ED è che, a mio avviso, la Bindi ha dimostrato il massimo di laicità che può raggiungere una cattolica.
Sul problema della laicità e del laicismo si è parlato e sparlato tanto…..se, però, con i cattolici dobbiamo dialogare è giunto il momento di chiederci se vogliamo farlo con i cattolici finti che uasano la religione come “instrumentum regni”, cambiando idea a seconda della convenienza politica, o con quelli che, faticando e soffrendo nel profondo della propria coscienza, riescono a trarre dall’ umanitarismo cristiano tutta la laicità possibile, o “finora possibile”, sperando che progredisca ancora.
Baci Rosa (articolo già pubblicato qui)

Lo Stato… siamo noi…

di Lara Scarsella

Non solo la storia, come ci ricorda una bella canzone di Francesco De Gregori, ma anche lo Stato siamo noi.
Potere centrale sovrano che impone il rispetto di determinate norme nell’interesse della collettività che si organizza attorno ad esso e dal quale viene rappresentata, lo Stato moderno e democratico nasce in Europa sulle macerie del sistema feudale a sancire il superamento di quella frammentazione politica e territoriale e di quella concezione del potere che, particolarmente radicati sul nostro territorio nazionale, hanno reso gli italiani sospettosi, quando non addirittura refrattari, al senso dello Stato e spesso anche al concetto di legalità.
Crogiolo di popoli e culture vessati da secoli di alternanza di dominazioni rapaci e feudali, al momento della sua unificazione l’Italia aveva perduto quella forma mentis che aveva reso grandi gli antichi romani. La maggioranza degli italiani, ormai avvezza ad una organizzazione del potere e della società basato sul principio della fedeltà personale e degli scambi di favore tra un potente e i suoi vassalli, diffidente, per questo, di ogni forma di autorità e governo, ha continuato di fatto a vivere e ad agire in funzione di un sistema mentale anch’esso di tipo feudale, a dispetto di un fervore culturale degno delle migliori menti illuministiche, illuminate e democratiche.
Al pensiero risorgimentale, allo spirito di una delle migliori costituzioni, all’anelito legalitario espresso da tanti grandi ingegni del nostro Paese si è così sin dall’inizio contrapposto un sentire e un modo di percepire e di agire nella collettività che ha fatto della mancanza del senso dello Stato la sua bandiera rendendosi facile preda di demagogismi interni ed esterni e consegnando l’Italia ad abili manipolatori. Necessitando lo Stato democratico del consenso dell’elettorato per accedere al potere, i nuovi feudatari hanno utilizzato la retorica per far leva su sentimenti irrazionali e alimentare paura e odio nei confronti degli avversari spingendo la massa, dietro a promesse inconsistenti, ad andare contro i propri stessi interessi e sviandola dalla percezione delle proprie necessità reali. In questo caso più che espressione della degenerazione della democrazia, come ci ricorda Platone, i demagoghi italiani si sono posti come garanti della sopravvivenza di un feudalesimo anacronistico e paralizzante, fondamento di una tirannide anarcoide che affligge l’Italia sin dalla sua nascita e che rischia di renderla ingovernabile e pressoché irriformabile.
Paese bicefalo, assurdo Giano bifronte l’Italia non è sinora mai riuscita ad affrancarsi dal suo Medio Evo. Dilaniata dallo scontro tra le sue due anime, agonizzante sotto la pressione e le aggressioni di un sentire mafioso diffuso e generalizzato che va al di là dell’appartenenza a precisi gruppi criminali o a regioni geografiche specifiche, lo Stato italiano stenta ad imporsi come sovrano e a rendersi indipendente dagli altri stati… Rischia di non essere Stato.
La distanza che in parte è sempre esistita e in parte si è creata o rafforzata tra cittadini e istituzioni grazie all’infiltrazione, talvolta subdola, altre volte tragicamente dirompente, del potere feudale-mafioso nel tessuto sano della democrazia italiana si sintetizza oggi nell’atteggiamento antipolitico, qualunquistico ed ostile ad ogni espressione del sistema partito mostrato da gran parte dei nostri connazionali. E la cosa peggiore è che questo cancro ha lentamente intaccato anche l’intellighenzia del nostro Paese. Come a suo tempo un grande della cultura italiana come Sciascia scivolò su un giudizio assolutamente fuori luogo sui giudici di Palermo definendoli “professionisti dell’antimafia” e cadendo così, lui stesso, nella trappola dell’atavica mancanza di fiducia nello Stato, così oggi è triste dover osservare delle belle menti scadere in giudizi sommari e generalizzati, fomentare attraverso la logica del fare di tutta l’erba un fascio un atteggiamento di “obiezione partitica” o addirittura politica che rischia di finire con il lasciare vecchie e nuove generazioni in un vuoto d’azione, di speranza e di futuro che ne’ (seppur giuste e condivisibili) le migliori battaglie civili ne’, tanto meno, il rifugiarsi in un paradiso virtuale e telematico (vedi Second Life) possono colmare.
Il fatto è che non è realisticamente possibile, in una democrazia, incidere sul governo di una nazione prescindendo dall’azione dei partiti poiché è solo attraverso di essi che il cittadino può organizzarsi democraticamente per contribuire alla determinazione della politica nazionale… o si preferisce il feudalesimo?… Ciò non implica, naturalmente, una supina accettazione e acquiscienza di fronte a qualsiasi sistema partitico, finanche screditato come il nostro attuale. Un cambiamento, una riforma sostanziale sono imprescindibili se si vuole anche solo auspicare un affrancamento dell’Italia dalle sue pastoie medievali e proiettarla nel futuro di una democrazia reale.
Il Partito Democratico è una risposta concreta a questa necessità ma anche questo non basta. Un partito, per quanto innovativo, resta pur sempre un mero strumento. La differenza la fanno le persone. L’idea di una partecipazione politica reale della gente comune, la cosiddetta “base” del vecchio gergo politico, potrà essere realmente innovativa solo a patto che ci sia una trasformazione profonda nella mentalità e nella cultura di ognuno di noi, solo a condizione che principi della legalità, del senso dello Stato e del rispetto per l’altro siano alla base dell’azione di ognuno. Poiché il “sentire mafioso” non è qualcosa che appartiene solo ed esclusivamente a certa criminalità organizzata ma insidia chiunque in ogni momento.
Perché ciò accada è necessario iniziare a seminare rispetto, a diffondere quel sentimento che, in nome di un interesse superiore e comune, ci trattenga dall’offendere gli altri, dal ledere i loro diritti e dal menomare i loro beni. E’ necessario iniziare a coltivare dentro ognuno di noi il senso dello Stato non come entità astratta e fondamentalmente ostile ma come soggetto che, a partire dall’interesse di ognuno protegga l’interesse di tutti, un soggetto che imponga un ordine non attraverso la paura e/o l’arbitrio ma attraverso il consenso consapevole degli individui che sono deputati a legittimarlo vigilando, partecipando alla sua vita e contribuendo al suo sostentamento (la tassazione non è altro che lo strumento attraverso il quale lo Stato può mantenere il suo potere amministrativo per provvedere ai pubblici bisogni e se così non accade non è lo strumento che va eliminato ma chi lo amministra). Bisogna tornare a parlare di valori e farlo ai giovani e con i giovani. Formare le nuove generazioni al rispetto della legalità, abituarci a limitare la nostra libertà nella misura necessaria ad assicurare una convivenza degna e pacifica per tutti. Scegliere la legalità è già una scelta politica. Anche il silenzio connivente lo è. Illudersi di potersi astenere da scelte politiche (e anche partitiche) è come pretendere di costruirsi un futuro su Second Life.
E’ inevitabile… lo Stato siamo noi… e se questo Stato non ci piace forse sarebbe ora che guardassimo dentro di noi e muovessimo il nostro primo piccolo passo per cambiarci prima di pretendere di cambiarlo…

Lara Scarsella (articolo già pubblicato qui)